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Agricoltura e Rete Natura 2000

In Europa le pratiche agricole tradizionali hanno creato nel corso dei secoli un’ampia diversità di habitat idonei ad ospitare comunità di piante ed animali molto ricche di specie diverse. I cambiamenti avvenuti negli ultimi 50 anni con l’affermarsi dell’agricoltura intensiva hanno determinato la perdita di molte delle caratteristiche di questi habitat e la conseguente scomparsa degli organismi ad essi associati.

La più elevata biodiversità in ambiente agricolo coincide con sistemi a basso input che possono essere sia i sistemi estensivi con colture erbacee di pieno campo che colture arboree e, soprattutto, i pascoli seminaturali. Non tutti i sistemi di coltivazione si comportano allo stesso modo: il metodo di produzione biologico, che si basa su sistemi agricoli in grado di autoregolarsi, adotta un complesso di pratiche di gestione dell’agroecosistema che sono positive nei confronti della biodiversità (Hole et al., 2005) che viene implementata a molteplici e diversi livelli: con la rotazione, con l’introduzione di elementi quali siepi, filari di alberi e strisce inerbite e con una attenzione particolare al mantenimento delle aree seminaturali. La biodiversità in agricoltura è messa a rischio da applicazione di modelli ad elevati input ed elevata produttività, con uso di prodotti chimici di sintesi per la fertilizzazione e per il controllo dei nemici delle colture. Altro elemento che determina perdita di biodiversità è l’abbandono di aree agricole a seguito di condizioni sfavorevoli dal punto di vista socio-economico che si sono venute a creare sul territorio. Lo spopolamento delle campagne, fenomeno tipico della metà del secolo scorso in Italia, ha portato a mutamenti profondi anche a livello ambientale con ripercussioni importanti anche sulle aree ad elevato valore naturalistico, specie quelle utilizzate per il pascolo e la produzione di foraggi.

L’Italia è il paese dell’UE con la maggiore superficie coltivata in termini percentuali (pari al 43% della superficie totale) e circa il 30% del totale Natura 2000 in Italia è terreno agricolo, pertanto Rete Natura 2000 offre un’occasione unica per gestire e monitorare i progressi nella conservazione della biodiversità nelle aree rurali e agricole. Da ciò nasce la necessità di evidenziare come la sinergia tra la cultura contadina e la presenza di siti Natura 2000, ricchi di habitat e specie a rischio di estinzione risulti fondamentale per valorizzare anche economicamente tradizioni culturali e colturali anch’esse a rischio di scomparsa a causa del fenomeno dell’abbandono della campagna e dell’intensificarsi di pratiche agricole poco rispettose della naturalità